7° comandamento: Non Rubare

Ricordo benissimo la prima volta che lo feci.

Avrò avuto si e no 10 anni, desideravo ardentemente quel pacchetto di Polo all’arancia e ovviamente papà era stato categorico nell’esprimere il suo diniego. Così scelsi di inguattare quelle caramelle per mangiarmene una dietro l’altra. Ci vollero pochissimi minuti prima che papà si accorgesse che avevo quelle caramelle che lui non mi aveva comprato nè tantomeno pagato. Forse mi presi anche un ceffone ma la cosa che ricordo più viva dentro di me fu la vergogna a cui mio padre mi sottopose: riportare le caramelle al supermercato e porgere le mie scuse alle commesse. MADONNA SANTA CHE GOGNA!

Mi fermai a questo primo e goffo tentativo per molti anni fino all’adolescenza, momento in cui misi di nuovo da parte le mie paure e con un paio di ragazze cominciai a rubare penne in una cartolibreria. Le volevo tutte quelle cazzodipenne così colorate, con i brillantini e inoltre volevo anche tutti gli uniposca possibili, non lo so volevo essere la regina della cancelleria forse.

Ebbi anche una fugace esperienza nel campo dell’abbigliamento, bottino totale un paio di jeans e un top, il top lo rubai ma non ebbi mai il coraggio di metterlo anche perchè era nammerda con degli inserti color ORO, dico oro, terribile, ma era della Sisley e faceva figo averla, magari da prestare alle amiche.

La settimana scorsa facendo la spesa ho infilato senza volerlo un avocado in borsa e alla cassa non l’ho pagato. Me ne sono accorta solo una volta tornata in ufficio cercando le sigarette. Questa cosa non volevo rubarla!

Ora però c’è una cosa che voglio rubare, anzi più di una:

la tua attenzione

il tuo interesse

il tuo tempo

voglio i tuoi occhi solo per me e quindi si voglio rubare il tuo sguardo

vorrei rubare il tuo odore

un ciuffo della tua barba

un pezzetto della tua pelle morbida da accarezzare

voglio la tua bocca carnosa per lunghi baci

le tue braccia per interminabili abbracci

VORREI RUBARE TE FONDAMENTALMENTE.

Domani chiavi e contratto

oggi c’ho una strana forma di agitazione.

domani si firma, domani si prendono le chiavi di casa nuova, da domani finisce la mia vita di casa solitaria e inizia la vita con una casa più grande, più stanze, più spazio e con la mia amica come coinquilina.

eppure ho l’ansia.

ho paura che non sarà facile

ho paura di fare qualche cazzata

ho paura di rinunciare alla mia totale libertà (dal girare nuda al fare la pipì con la porta aperta)

ho paura

una di quelle paure che se va storto qualcosa bho non saprei che fare

ho così tanta paura che mi viene da piangere

ora che è tutto così vicino

IO HO PAURA

 

[07:49, 19/1/2017]

❤ : buongiorno😘😘
❤ : come stai? tanto sonnone!?
io:Madonna
io: Non so se sto bene
❤ :  qui neve e si starebbe bene a letto mi sa
❤ :  cioè?
io:  Mi hanno svegliato le urla di un vicino
io: : Non so se i piantini
io: : La stanchezza
io: : Sono influenza
❤ :  come i piantini?
io: Ieri un pochini
io:Te come stai?
io: Nevica?
❤ :  quanto mi dispiace
io: Ma sono tonta non ti preoccupare
❤ :  ma no
perché devi dirti questo?
❤ : posso aiutarti? nn so
io: Non lo so
io: Ti racconterò quando ci vedremo
io: Tranquillo
❤ :  cioè?
io:: Eh che magari ti racconto quello che sento
io: Che a volte mi fa mettere tutto in discussione
io: È che mi crea turbe
io: MA fondamentalmente sono mie insicurezze
io: Dovrei tenerle x me forse
io: Ma se ti va ne parliamo
❤ :  perché? magari il confronto aiuta.
io: Magari hai delle soluzioni
io: Dei consigli
❤ :  certo che se ti ‘sento’ sempre piangere capisco che dipende da me anche se nn ne parli
io: Non dipende da te
io: Sono io
io: Non piango sempre
io: È un mio modo di sfogarmi piango anche di rabbia
io: Piango quando non capisco
io: Forse piango sempre in effetti però
io: Mannaggia a me
io: Mo mi sta prendendo male
io: Mi dispiace
❤ :  no no no
❤ :  nn farti prendere male
❤ :  fammi capire
❤ :  per cosa piangevi ieri?
io: Mi dispiace non dovevo farti preoccupare
io: Che ho voglia di stare con te
io: Non so se te lo vuoi
io: E partono i film
io: Le paranoie che terminano con il
io: Sono una sega appiccicosa come mi hanno detto in passato
io: E rovino tutto
io: Sembra semplice
io: Sembro stupida
io: Scusa …
❤ :  non devi scusarti ne sentirti un peso
❤ :  perché così nn è
io: Lo spero
io: Vorrei farti stare bene un decimo di quello che fai stare bene me                                           io: Ma non lo so se ci riesco
io: Sto a piange pure ora!
io: Quanto so tonta
io: 😂
❤ :  ma nn mi sembra che ti sto facendo stare bene
io: Invece sì
❤ :  sei spesso triste
❤ :  questo nn va bene
io: Ho rovinato tutto vero?
❤ :  no no
❤ :  perché dici sempre le cose brutte?
❤ :  nn ti fa bene
❤ :  calmati un attimo
io: Ok
❤ :  non hai rovinato niente
❤ :  è che stiamo anche nn vicini.io faccio una vita di merda.ti faccio solo impazzire.
❤ :  nn va molto bene che tu ti senta in questo modo
❤ : nn piangere guarda che Siri mi dice tutto
io: ❤
io: Finito piantino
io: Siri folle
io: Vado a lavoro
❤ :ti voglio molto bene nn ti dimenticare di questo però capisco che sono una frana

Te che passi per caso e leggi tutto questo, per favore, dammi una tua impressione.

Sono matta?

 

 

bo

sono questi i momenti in cui vorrei una cazzo di conferma.

non pretendo un ti amo, mi basterebbe solo “avrei tanta voglia di vederti”

mi basterebbe abbracciarti

ma non possiamo

chissà quando potremo?

tutto questo mi fa male

sento come un dolore sordo nel non poterti vivere come e quando vorrei

ho la paura che tutto questo in realtà sia solo frutto della mia immaginazione

cosa c’è di sbagliato in me?

perchè voglio solo te?

e sopratutto

te vuoi me?

 

Come fermare i pensieri?

…è qualche giorno che vago in cerca di qualcosa… ho fatto un lungo ponte e oggi ‘finalmente’ sono tornata a lavoro.

Finalmente(?!?), cioè io che dico che sono contenta che sia lunedì, che sono contenta di tornare a lavoro e di non stare a casa a non fare un cazzo?

Ebbene si, non vedevo l’ora di tornare a fare qualcosa, di stare in mezzo alla gente, di parlare o solo vedere qualcuno.

In 5 giorni di NON lavoro sono praticamente stata sempre a casa, sono uscita giusto per cercare qualche stimolo, volevo impegnare le mani e far fermare la testa.

Per due giorni mi sono svegliata ed ho iniziato a piangere, direi senza motivo, a dirotto, con lacrime quelle grandi e pesanti, quei pianti sconsolati durante i quali davvero vorresti solo un cazzo di abbraccio.

Mi sono sentita profondamente sola… Senza nulla da fare, senza stimoli, senza voglia.

Mi giravano tantissimo i cojoni.

5 cazzo di giorni liberi tutti attaccati e io cosa ho fatto?

NIENTE!

Brava la merda!

Eh, sarebbe ora di svegliarsi, di stare bene e volersi bene.

vatteneaffanculo!

 

La vera paura.

E’ mercoledì, sono seduta sul divano di casa in tuta, gambe incrociate come sempre, Siri in braccio a me che fa le fusa e dormicchia.

Ascolto la pioggia che batte sulla terrazza e guardo il cielo che si illumina a causa dei fulmini che sembrano voler aprire la terra.

Arriva una telefonata: ho scordato l’appuntamento dall’estetista e mentre sto chiaccherando con la mia “spelatrice” di fiducia sento muoversi tutto.

Alzo lo sguardo all’orologio, sono le 19.11 e sì LA TERRA STA TREMANDO, “è un cazzo di terremoto” ci diciamo con l’estetista, “scappiamo!”.

Ma non sono stata in grado di fare nulla, sono rimasta pietrificata, immobile sul divano con la paura che si aprisse una qualche voragine nel mio salotto.

Mi ripeto che abito al quarto piano e che le scale potrebbero essere meno sicure di casa mia, mi torna in mente la fuga da scuola per il terremoto del 1996 e tutte le prove fatte in caso di emergenza, ma non riesco comunque a muovermi, sono inerme davanti alla potenza di questa scossa.

Non so se sono stati 1 o 10 minuti, so che quando ho capito che era finito sono crollata in un pianto di puro terrore. In quel cortissimo lasso di tempo fra i vari pensieri, c’è stato anche quello che sarei potuta morire in casa e da sola.

Chiamo la mamma, ovvio, chi chiami dopo una cosa del genere se non lei? Tutto ok per fortuna, cerca di tranquillizzarmi e mi dice che non è nulla, che spettacolo la mia mammola!

Dopo aver sentito la mamma chiamo “lui”. Lui non ha sentito nulla, ma sente me molto scossa (veramente sono piagnucolante) e mi tranquillizza con la sua solita dolcezza che mi fa sciogliere come il burro sotto il sole ad Agosto.

Ho cercato subito informazioni del sisma in internet per capirne l’intensità e la gravità per le zone nell’epicentro. Sembra che non ci siano danni e inizio a pensare che sono una scema, che non devo preoccuparmi, che c’è gente che ha veramente paura e quindi devo stare tranquilla.

Ma non ce la faccio nemmeno a mangiare, ho come un peso sullo stomaco, richiamo lui e gli spiego che mi sento come se stesse per succede qualcosa di brutto e che sento una grande ansia crescere, mentre glielo dico mi sento ancora più cretina ma non posso non esprimere quello che provo. Penso anche di scrivere subito quello che mi passa per la mente, per rendere indelebili questi pensieri, queste paure, ma non posso accedere il pc ora, mi riprometto di non scordarmi, domani scrivo sul blog continuo a ripetermi.

21.18

Sento di nuovo il divano muoversi ma è più forte di prima, molto!

Prendo Siri in braccio, e chiamo LUI. Mi metto a piangere, ho una paura fottuta, penso che se muoio non gli ho detto abbastanza che gli voglio bene, che sono innamorata di lui, che mi piace tantissimo e che ogni tanto mi immagino con lui in un futuro, ho sognato anche di fare un figlio con lui e ora sono a casa da sola che ho paura di morire senza avergli detto quello che provo.

Sembrano minuti infiniti, anche lui lo sta sentendo ma cerca comunque di farmi stare calma, io stringo Siri ancora più forte e attendo che passi.

La serata è continuata fra la paura che arrivassero ulteriori scosse e la voglia di dormire, cosa che ovviamente ha prevalso su tutto.

Stasera lo vedo e se dovesse succedere di nuovo almeno sarò fra le sua braccia.

Terremoto, vai a fare in culo.

 

 

 

 

 

 

33.

Quest’anno sono stati 33.

33 come i 33 giri, il formato dei vinili, il cui nome deriva dalla velocità di rotazione di 33 giri al minuto (esattamente 33 giri e ⅓ al minuto) con la quale vengono riprodotti.

1983-2016 cazzo scritto così pare il mio epitaffio, ma vista l’ansia con cui affronto annualmente il mio compleanno effettivamente ce potrei pure crepà uno dei prossimi anni.

La persona che mi piace e che sto frequentando, mi ha fatto un regalo bellissimo. Con il lavoro che fa, è comunque riuscito a trovare del tempo da trascorrere con me giovedì e venerdì. E’ stato dolcissimo, ha suonato alla mia porta con in mano una piantina grassa in un vaso a forma di gufo e una busta con dentro una felpa.

Mi ha fatto così felice il pensiero che abbia usato del tempo per andare in un negozio e scegliere una cosa da prendere; magari è stato pure a pensare al colore, alla fantasia e sopratutto alla taglia (dolcioso lui mi ha preso una S, troppo ottimismo patato mio, sono un pò cicciotta meglio una M).

Il tempo non ci ha aiutato, nuvoloso con pioggia entrambi i giorni, ma non mi sono data per vinta, l’ho caricato in macchina e siamo andati a Civita di Bagnoregio e sushi per cena, e a Perugia il giorno successivo.

Sono stata molto bene, tanto che al momento di salutarlo il sabato mattina, mi è venuto da piangere. Mi sono commossa, è stato così bello condividere con lui del tempo, ridere, correre sotto la pioggia, svegliarmi, trovarlo al mio fianco e fare l’amore come se non ci fosse un domani.

La sera ci siamo scritti e mi ha detto che la mattina ero stata tanto dolce e che lo avevo fatto sentire molto piccolo, gli ho risposto che mi sento una formichina vicino a lui e che mi scoppiava il cuore salutandolo perchè ero veramente felice di aver speso del tempo insieme.

Ovviamente appena sono rimasta da me, si è insinuato anche il dubbio di non avere nulla di speciale da offrire a questa persona che mi piace tanto. Vedo che anche se passano gli anni, la mia autostima rimane sempre più o meno invariata, ovvero molto bassa.

La mia Naziamica dice che sarà ora di fare qualcosa, capire le origini e uscire da questa specie di tepore che mi imprigiona nella totale o quasi assenza di stima per la mia persona. L’altra amica, mi invita a guardarmi, perchè pare che l’unica che non vede quanto sono speciale, sono proprio io…